lunedì 3 febbraio 2014

Grillo: prima o poi ...

Prima o poi dovrà decidere a chi mirare nella caccia al voto per il Movimento 5 Stelle.
Io credo che il suo serbatoio elettorale più logico sia fra i delusi del PD e, in parte, fra i delusi da Berlusconi, quelli più sinceramente moderati.
Ma soprattutto i suoi voti Grillo li deve andare a conquistare da quei milioni di disgustati dai partiti nostrani in genere, persone che da anni non vanno a votare e che cominciano ad essere quasi la metà di tutta la popolazione.
Ora, se davvero Grillo vuole arrivare a quel 35/38 % che, con la possibile nuova legge elettorale, gli garantirebbe la maggioranza e quindi il governo del paese, tutto può fare fuorchè permettere che i beceri ultras da stadio la facciano da padrone nel suo blog.
Permettere a qualche imbecille di inneggiare al rogo dei libri fa soltanto il gioco di un avversario che già dispone di quasi tutti i media in circolazione su carta e in TV.
Scatenare la caccia al giornalista che critica il M5S è deleterio quanto picchiarsi sui maroni nello stile del Taffazzi di televisiva memoria.
Prendersela con Augias o Daverio è una cazzata clamorosa.
Se Grillo e i suoi andassero a rivedersi le tante puntate della tramissione che Augias ha condotto per anni su RAI3, si accorgerebbero di quanto si sia sforzato per far capire agli italiani quanto era sbagliato stare dalla parte di Berlusconi e di certi politici. E prendersela con Daverio significa sparare su uno dei pochi che possono fare da contraltare alla becera arroganza di Sgarbi.
Prendersela con Augias e Daverio significa incitare gli italiani a spargere merda su quei pochi che ancora cercano di fare un briciolo di cultura in un mondo televisivo dedito esclusivamente alla demolizione della cultura. Prendersela con Augias e Daverio significa glorificare l'insipienza di una Gelmini.
Se davvero Grillo vuole accrescere i voti per il suo movimento, la smetta di offrire la sponda agli imbecilli.
Davanti alla disonestà e alla partigianeria della Boldrini, non caschi nel facile insulto sessista. Batta il ferro della mancata imparzialità della signora e si guadagnerà il voto di molti italiani che vogliono un paese dignitoso. Un paese che discute e non aggredisce. Un paese di gente che vorrebbe tanto non essere guardata con compatimento ogni volta che varca i confini della propria terra.

martedì 26 novembre 2013

Femminicidio e altro

Una giornata contro il femminicidio.
Serve?
Non so.Forse sì o forse è solo una microscopica gocciolina destinata a sparire nella aridità del mondo che ovunque rimane maschile.
Le religioni, in particolare le tre grandi religioni monoteistiche, hanno sempre relegato la donna al ruolo di fattrice - nel migliore di casi - oppure di serva o di oggetto di divertimento e sfogo sessuale.
In fondo perchè meravigliarsi? La bibbia è stata scritta da uomini che si erano arrogati il ruolo di creatori di destini e, per poter autenticare quel ruolo, si erano inventati una divinità ispiratrice.
Poi arrivò Cristo - o qualcuno che assomigliava a quello descritto nei vangeli - e sembrò che proponesse una rivalutazione del ruolo femminile. Ma i suoi "interpreti" rimisero subito le cose a posto. E continuano ancora oggi se è vero che perfino il mediatico Francesco I continua a rifiutare l'equiparazione dei ruoli fra l'uomo e la donna nel sacerdozio. E gli integralisti ebraici - gli hasidim tanto per fare un esempio - non sono da meno.
In fondo, questi aspetti deteriori del cattolicesimo e dell'ebraismo sono ben poco cosa se si pensa ai 500 anni di arretratezza che caratterizza le tesi degli integralisti islamici.
Stando ai numeri, al mondo le donne sono almeno cinque per ogni uomo.
Onestamente spero che se ne rendano conto ovunque e decidano di organizzarsi, di armarsi e di mettersi a fare la guerra agli uomini, in particolare a quei bastardi che ancora pensano a loro come semplici oggetti.
Spero davvero che si mettano a fare la guerra - ma una guerra vera - ai padri che danno figlie dodicenni in matrimonio al vecchio influente.
Che si mettano a fare la guerra - violenta, cattiva, feroce - agli uomini che ritengono giusto lapidare l'adultera. A quelli che per legge vietano alle donne di guidare un'auto. A quelli che ritengono disonorevole che una donna appaia su un palcoscenico in teatro. A quelli che ritengono giusto che una donna venga pagata meno di un uomo per lo stesso identico lavoro.
Che si mettano a fare la guerra a tutti gli uomini che, in ogni parte del mondo, in ogni momento della loro vita, continuano a pensare alla donna come ad un essere naturalmente inferiore all'uomo.

venerdì 5 luglio 2013

Fa male ...

Fa male, molto male, in certi momenti, pensare di fare parte della categoria "uomini".
Perchè sarà pur vero che è una categoria nella quale rientrano i caratteri più diversi ma è pur sempre una categoria che annovera, fra i propri componenti, menti talmente malate da riuscire - per la propria incapacità di essere onesti con se stessi e rinunciare al mito del maschio padrone - a commettere le più impensabili atrocità.
Ieri un TG ci mostrava gli stupri di gruppo nelle manifestazioni in Egitto. Stupri che mirano a dissuadere le donne dal partecipare alle manifestazioni.
I femminicidi sono ormai un evento che viene considerato quasi normale.
E sempre si troverà il prete imbecille, virtualmente a braccetto con il maschilista becero, che proclamerà che "le donne se la vanno a cercare se si vestono in modo così provocante".
Ma perchè, mi chiedo sempre più spesso, non ci sono mai donne che cerchino di stuprare un uomo se questo va in giro seminudo? 
Le vittime sono sempre vittime. Non c'è distinzione fra una vittima analfabeta ed una laureata ma un po' più di dolore - appena un poco in più - lo si prova quando un rappresentante della categoria "uomini" calpesta con rabbia, fino a farlo morire, un bel fiore.
E questo, a quei rappresentanti della categoria "uomini" che ancora inseguono l'utopia di una uguaglianza vera, fa male, un male profondo.
Se avete qualche minuto, andate qui:
http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2013/3-luglio-2013/violenza-volevi-parole-d-amore-2221970603613.shtml

mercoledì 12 giugno 2013

Credere. A cosa? E perchè?



Credere. A cosa? E perché?


Mi è stato chiesto di raccontare un poco di me stesso o, per lo meno, del mio concetto di religione.
Sono cresciuto in una famiglia cattolica e, fino alla maggiore età, sembrava impossibile non frequentare la chiesa. Non so quando ho cominciato ad allontanarmene. Forse è stato un lento procedere. Di certo non ricordo un momento preciso nel quale ho capito che non mi riconoscevo più in tanti aspetti del cattolicesimo. Ma nemmeno dell’islamismo o del giudaismo.
Non amo le religioni perché, tutte, mi chiedono di spegnere la mia parte razionale per credere in qualcosa inventato da uomini, trasmesso da altri uomini e interpretato da altri ancora.
Non credo che esista una entità che, in un imprecisato momento dell’eternità, ha deciso di creare un universo. E n quell’universo ha deciso di mettere la terra. E su quella terra di mettere un uomo e una donna da cui poi far discendere l’umanità intera.
Tanto per cominciare considero questa idea la dimostrazione della presunzione umana. L’arroganza di pensare che solo noi siamo gli eletti degni di essere stati creati e posti al centro dell’universo. E, per aggiunta, creati a immagine e somiglianza di Dio. Mi guardo  intorno, guardo la TV, leggo le cronache dal mondo intero e mi dico che i casi sono due: o Dio si è distratto durante la creazione e non gli siamo venuti proprio bene, oppure, se davvero siamo la sua immagine, allora preferisco pensare che Lui non esista.
La mia idea della religione? Uomini dotati di una notevole fantasia ma, soprattutto, uomini desiderosi di avere un poter immenso su masse di loro simili, hanno capito che il debole aveva bisogno di qualcosa di soprannaturale in cui credere per potere resistere alla tentazione di arrendersi e rinunciare a vivere. Hanno costruito questo bel castello di fantasie su un essere onnipotente e onnisciente e hanno convinto le masse a credere che, solo attraverso la fede in Lui, si sarebbero potute sollevare dalla loro triste condizione. 
Però DOPO questa vita.
Comodo.
Ci sono momenti in cui, onestamente, invidio chi possiede una fede profonda. Lo invidio perché, davanti alle avversità e alle cattiverie atroci del destino, ha un aiuto in più che lo sostiene.
Io non ci riesco. Io non riesco ad accettare le ingiustizie della vita come prova d’esame per un aldilà nel quale non credo. Non riesco ad accettare gli sgambetti della sorte in cambio di una beatificazione nel giorno del giudizio universale.
Della religione, di quella che mi è stata insegnata a catechismo da bambino, accetto solo un suggerimento: “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Il vangelo mi dice che lo ha detto Gesù. Bene, se potessi averlo davanti gli chiederei perché non ha limitato il suo insegnamento a quella frase ma modificandola solo un poco. Perché non ha limitato il suo insegnamento ad una frase che dicesse: “FAI agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”.
I dieci comandamenti, per la maggior parte sono solo divieti. Ho sempre pensato che vietare è facile come distruggere. Proporre e costruire è un po’ più difficile. 
Per fortuna esiste qualcuno che, all'interno della fede, ci riesce. Preti di strada, volontari che lasciano tutto per aiutare i diseredati, umini e donne che dedicano tutto il tempo che possono ad alleviare le sofferenze altrui. Peccato che, troppo spesso, i "sommi sacerdoti" non sentano la necessità di imitarli. 

   

venerdì 1 marzo 2013

Insofferenza

Invecchiando, probabilmente ci si incarognisce. La saggezza viene con l'età? Non so, non mi pare il mio caso. A me sembra di diventare sempre più insofferente. E negli ultimi tempi ci sono persone ed espressioni che proprio non riesco a sopportare. Fra le persone, al primo posto ci sono le donne che ammirano Berlusconi. Possibile che non abbiano un minimo di dignità, queste donne? Possibile che davvero si sentano compiaciute delle battute a sfondo sessista di questo vecchio in piena tempesta ormonale manco fosse un adolescente. Possibile che riconoscano dignità alle giovani che si prostituiscono per farlo sentire ancora un tombeur de femmes? Mi sembra assurdo ma evidentemente il mio concetto del rispetto che si deve alle donne è particolarmente diverso da quello di queste ammiratrici del vecchio satiro.
Fra le espressioni che proprio mi sono diventate insopportabili c'è : "Io non sono nè di destra nè di sinistra". Che significa? Dimmi, tu che ti senti equidistante, sei per la privatizzazione totale o per lo stato sociale? Sei per il giusto rapporto lavoro/compenso oppure pensi che sia giusto che un abile manovratore, frequentatore delle persone "giuste" guadagni anche mille volte in più rispetto a chi si spezza la schiena ogni giorno? Sei per una scuola statale efficiente o per il privilegio di una istruzione per pochi eletti? Sei per una vita dignitosa anche per coloro che hanno poco o niente oppure per il menefreghismo totale nei loro confronti? Non essere di destra nè di sinistra significa aver solo paura di pronunciarsi, di prendere posizione, di avere una propria idea di stato. In parole povere significa rinunciare a pensare con la propria testa.

giovedì 22 novembre 2012

Cari ragazzi

Domani (sabato 24 novembre 2012) scenderete ancora una volta in piazza per far sì che un sogno diventi, almeno in parte, realtà.
Il sogno di una scuola pubblica seria. Il sogno di una scuola che vi offra edifici solidi e programmi aggiornati. Una scuola che non vi lasci in preda agli interessi commerciali degli editori che ogni anno vi fregano cambiando copertina ai libri di testo solo per giustificare un aumento di prezzo.
Una scuola che obblighi gli insegnanti ad aggiornarsi ma non chieda loro di pagare di persona per l'aggiornamento.
Una scuola che vi insegni un mestiere ma anche vi educhi a saper giudicare con la vostra testa.
Una scuola che, diciamocelo, i governanti non vogliono e non hanno mai voluto perchè, come ben si sa, un popolo istruito e capace di giudicare, non è un popolo-gregge che accetta, senza discutere, a testa bassa, gli ordini del politico-pastore-padrone.
Mi dispiace non essere più - ormai da tempo - un insegnante.
Se fossi ancora in classe, avrei dedicato un po' di tempo del mio insegnamento a spingervi TUTTI a scendere in piazza. Sottolineo TUTTI perchè lo sappiamo da tempo che una certa parte degli studenti troveranno la scusa della manifestazione per andarsene in giro per i fatti loro oppure per farsi un giorno di riposo in casa.
A quelli che parteciperanno alla manifestzione, invece, se fossi ancora lì, in cattedra, chiederei di andarci con tutta la forza di cui possono disporre.
Direi di più. Vi inviterei a scendere in piazza armati di casco (non integrale) e bastoni e senza sciarpe sul volto. E usare quei bastoni per isolare e sbattere fuori dalla vostra manifestazione quei pochi imbecilli, malati di violenza, che ogni volta fanno di tutto per dare di voi una immagine pessima. Quanti saranno? Uno ogni cento di voi? Fossero anche uno ogni cinquanta, pensate a quale forza avete e usatela, quella forza. Non lasciate ai poliziotti violenti la scusa per potere sfogare le loro frustrazioni. Date una mano a quei poliziotti che hanno paura di vedere fra di voi i loro figli. Dategli una mano pestando senza alcuna compassione i profeti della violenza. Perchè ci sono occasioni in cui la libertà, la democrazia, gli ideali, vanno difesi con la forza e magari anche con un poco di sana violenza.

mercoledì 14 novembre 2012

Il valore di una parola

Caro professor Monti,
comincerei con una precisazione proprio perchè le parole hanno un loro valore ed un loro significato che a volte può confondere. Uso l'aggettivo "caro" non con il significato affettuoso che si usa con chi ci sta a cuore ma con il significato di "costoso" perchè questo è quello che lei è diventato da tempo per chi non può godere di un reddito da ricco o discretamente benestante. Le parole, caro professor Monti, come vede hanno un loro peso specifico. E proprio in virtù di questa incontrovertibile verità, vorrei pregarla di non usare più la parola "equità". E la pregherei di estendere l'invio a non usare tale parola anche si suoi ministri. Traggo da un articolo di "Repubblica" questa delucidazione : "Nel linguaggio politico il termine è utilizzato soprattutto per esprimere l'esigenza di rimuovere le distorsioni e le ingiustizie che si formano nella società, a causa di leggi inique (o malamente applicate) che contraddicono il valore fondamentale dell'uguaglianza dei diritti e dei doveri civili e, oggi, fiscali"
E quindi, visto che lei questa parola la usa sempre come indicatore privilegiato della sua azione di governo, devo convincermi che, secondo lei, è un sintomo di equità il fatto che lo stipendio di alcuni massimi dirigenti degli organi istituzionali siano - nel migliore dei casi - un migliaio di volte superiori alla pensione minima di un anziano e - nel peggiore dei casi - un migliaio di volte superiori allo stipendio medio di un lavoratore dipendente.
Secondo lei è un sintomo di equità obbligare a pagare l'IMU quei cittadini che hanno avuto le case invase dal fango delle recenti alluvioni, mentre proprio negli stessi giorni il suo governo studia mille modi per evitare al clero di pagare la stessa tassa sugli esercizi commerciali di cui è in possesso.
Secondo lei è un sintomo di equità che si spendano miliardi di euro per un'opera inutile e dannosa come la TAV Torino-Lione mentre il territorio italiano avrebbe bisogno di almeno una quarantina di miliardi per essere rimesso in sesto, per non parlare delle condizioni in cui si costringono i giovani a studiare.
Secondo lei è un sintomo di equità sottrarre fondi alla scuola pubblica per elargirli alla scuola privata con aiuti che, fra l'altro, vanno contro il dettato costituzionale.
Secondo lei è un sintomo di equità rinunciare a ridurre gli stipendi dei parlamentari ed i loro privilegi ma, allo stesso tempo, ridurre i fondi a disposizione di regioni e comuni per l'assistenza e la sanità.
Potrei andare avanti con l'elenco delle INIQUITA' che il suo governo continua a perpetrare ma penso che sia del tutto inutile. Lei sa benissimo di stare portando avanti un disegno che permetterà ai ricchi di mantenere le loro ricchezze, anzi di incrementarle, e al contempo porterà alla miseria e alla disperazione milioni di persone. Vorrei soltanto che, a questo disegno, lei non apponesse l'etichetta di "equità".
Con profonda disistima.
Eugenio Bianchi - Rimini

giovedì 9 agosto 2012

Fuori di testa ?

NOI che per strada ci salutiamo perchè ci consideriamo una razza a parte. NOI che amiamo la precarietà delle due ruote. NOI che siccome un tetto sulla testa non lo abbiamo, sappiamo che prima o poi ci bagneremo. NOI che sappiamo bene che, se un'auto ci arriva addosso, non disponiamo della corazza che avvolge il suo guidatore e di conseguenza saremo noi a subire le conseguenze peggiori. NOI che nelle giornate torride, con addosso il nostro abbigliamento tecnico aggiungiamo il calore del motore a quello del sole. NOI che nelle giornate fredde ci copriamo ma la punta delle dita ce la sentiamo sempre congelata. NOI che siamo anche talmente pazzi da farci qualche chilometro sulla strada innevata, se la mèta che vogliamo raggiungere ne vale la pena. NOI siamo fuori di testa? Forse sì.
Ma VOI che non rinuncereste per niente al mondo alle comodità della vostra auto, avete mai provato la leggerezza che entra nel cuore prendendo una strada di montagna con calma, piegando dolcemente nelle curve, godendosi lo spettacolo del panorama che si apre tutto intero davanti a voi? VOI che vi sentite così grandi nelle vostre belle auto così grandi, davvero non avete mai provato un po' di invidia quando, fermi da ore nelle interminabili code dell'autostrada, vi siete visti passare a fianco le moto, così scomode ma così agili e così strette da poter passare dovunque? VOI che dovete tenere sempre i finestrini chiusi perchè altrimenti il climatizzatore ... avete mai provato il piacere del profumo del fieno appena tagliato, dei tigli in primavera, del salmastro lungo il mare? E' vero: NOI siamo fuori di testa ma VOI non sapete che cosa vi perdete. :)

sabato 7 luglio 2012

La poesia

Lo ammetto, leggere poesia non è mai stato una delle attività che ho privilegiato. Ma forse è dipeso anche dai miei insegnanti che ben poco facevano per farmela (farcela) apprezzare. Durante l'università ho avuto modo di leggere diversi poeti e mi sono reso conto che sì, Shakespeare, Keats, Byron e altri, potevano darmi qualche momento di emozione ma quelli a cui - a pelle - mi sentivo più vicino, erano i "maledetti", gli irriverenti, quelli che davano scandalo. Un po' come i pittori che mi affascinavano: da Bosch a Caravaggio al tormentato Van Gogh, la follia e la propensione allo sberleffo irridente mi hanno sempre reso cari alcuni poeti. A partire da François Villon che cinque secoli più tardi sarà l'ispiratore di una canzone di De Andrè, per continuare con Cecco Angiolieri e poi via via fino a Allen Ginsberg con il suo "Urlo" nel quale, in due versi, scattò una immagine tragica e vera della "beat generation" la generazione che negli anni '60 si sarebbe trovata a metà fra l'essere battuta e beata: "Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla follia". E dire che, in fondo, la mia vita non è stata improntata alla follia, anzi direi che è stata piuttosto "normale". Però quei poeti mi ispiravano una simpatia che nasceva forse dalla voglia, che così spesso mi sentivo dentro, di mandare a quel paese il collega lazzarone o lo sfaticato di turno, il profittatore e il furbino che pensa sempre di farla franca. La volgia di commentare sarcasticamente le sparate pompose di colui che si reputava importante. Le mie letture, per anni, hanno preso direzioni diverse e da parecchio avevo smesso di andare alla ricerca di poesia. Solo recentemente - devo dire grazie a facebook - ho ritrovato la voglia di leggere qualche verso. Grazie a chi mi ha portato su quelle "pagine" i versi di Alda Merini. E a pensarci bene non è poi così strano che a farmi ritrovare il piacere della poesia sia una donna "diversa", una che soffriva della stessa malattia di un altro maledetto: Baudelaire. Su Wikipedia (come si farebbe se non ci fosse?) ho trovato questa citazione: "Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita."
Come si fa a non riconoscere a questa donna una grandezza che non ha confini? Come si fa a non pensare che, per noi comuni mortali, la pazzia di certe menti è un dono di cui dovremmo essere grati?

mercoledì 30 maggio 2012

Tutto per colpa del lavoro?

La parata del 2 giugno non può essere cancellata (con dirottamento dei fondi  a favore dei terremotati dell'Emilia) perchè ormai le tribune sono montate ed anche perchè comunque dà lavoro ad un certo numero di persone.
Più o meno con le stesse motivazioni non sarà cancellata la visita del papa (la minuscola è intenzionale) in Lombardia.
Adesso in qualcuno comincia a nascere il sospetto che le dichiarazioni di agibilità per certi capannoni emiliani siano state date senza essere andati a fondo nelle verifiche proprio perchè era importante fare ripartire il lavoro. Senza lavoro la vita si ferma. Senza lavoro la società civile si disgrega. Senza lavoro non c'è futuro. Ma a volte, negli ultimi tempi troppo spesso, nel nome del lavoro si muore.

domenica 4 marzo 2012

L'emozione di un debutto

Debuttare a quasi settant'anni in un ambito del tutto nuovo non può che dare emozioni contrastanti. Da tre giorni so per certo che il 27 aprile uscirà in libreria il mio primo libro "vero". Sono passati ormai quasi vent'anni dal momento in cui mi venne in testa di cominciare a scrivere un racconto e da allora ho continuato a scrivere ma le mie ambizioni hanno avuto un peso diverso negli anni. Il primo tentativo fu patetico, solo adesso lo riconosco. mandai la mia opera alle grandi case editrici pensando che avrei trovato qualcuno che, non solo l'avrebbe letta, ma addirittura vi avrebbe trovato qualcosa di entusiasmante, talmente entusiasmante da convincerli a pubblicarla seduta stante. Più arrogante oppure più ingenuo? Forse tutte e due le cose insieme. In questi vent'anni ho letto tanto, ho scoperto scrittori affascinanti, scrittori logorroici e vere e proprie "ciofeche". In molte occasioni mi sono chiesto chi fosse il responsabile della casa editrice che aveva approvato la stampa di certe opere ma poi, mi sono reso conto, che fra gli autori che proprio non riuscivo a sopportare, ce n'erano alcuni che invece avevano riconoscimenti eccelsi a livello internazionale. E allora, ovviamente, mi toccò anche fare ammenda per certe mie convinzioni critiche. Nel frattempo avevo rinunciato a qualsiasi velleità di vedere stampato un mio romanzo ma questo non mi aveva convinto a rinunciare alla scrittura. Pochi anni fa scoprii in internet un sito che pubblicava gratuitamente e-book e pensai di sottoporre al loro giudizio uno dei miei racconti. Ne ebbi un commento positivo e la soddisfazione di vedere un mio scritto offerto al giudizio dei lettori. Ricevetti alcuni commenti positivi ma venivano da amici e come potevo essere sicuro che non si trattasse solo di benevolenza? Da allora, su quel sito, sono comparsi cinque miei romanzi ed ogni volta la responsabile del sito mi ha spinto a partecipare a qualche concorso letterario. Ma la maggioranza dei concorsi accettano solo racconti brevi e pare proprio che la mia logorrea non riesca a limitarsi ad una quindicina di cartelle. Finalmente, lo scorso anno, scoprii il torneo "Io scrittore" al quale potevano partecipare opere "consistenti". Poco importa che il mio romanzo abbia avuto dei grossi problemi nella transizione dal formato DOC al formato RTF e non abbia superato la prima fase proprio perchè difficilmente leggibile. Grazie al quel concorso sono entrato in contatto con altri scrittori ed una di loro mi ha indirizzato ad una piccola casa editrice che, dopo aver letto il romanzo che avevo sottoposto alla loro attenzione, ha deciso che valeva la pena di trasformarlo in un libro "vero". Cosa succederà dopo il 27 aprile? Difficile dirlo. In ogni caso spero di avere giudizi diversi perchè solo dalla diversità e perfino dalla cattiveria di certi giudizi, si può trarre un insegnamento che possa contribuire a rivedere e - si spera - migliorare quello che ho già scritto e quello che certamente scriverò in futuro.

lunedì 23 gennaio 2012

Vorrei, non vorrei .....

Da decenni ci siamo ormai abituati - dovrei dire rassegnati - a vederci tartassati - dovrei dire umiliati - da chi ci governa. Sembriamo un paese incapace di ribellarsi non solo alle varie mafie ma anche alla corruzione e all'improntitudine di gente che noi abbiamo contribuito, col nostro voto, ad elevare al ruolo di profittatori. Quando si è insediato il governo Monti, non mi aspettavo un nuovo spirito anche moderatamente socialista ma almeno mi auguravo che certe decisioni fossero drastiche e salde. Che problemi potrebbe avere un governo che non deve rendere conto agli elettori e che non deve preoccuparsi di essere rieletto? Cosa ci potrebbe essere di più obiettivamente libero di agire al di fuori delle logiche perverse che ingessano da decenni la politica italiana? Mi si dice che in fondo non si poteva fare molto nei pochi mesi in cui questo governo tecnico ha avuto modo di agire. Ma come non aspettarsi almeno qualche piccolo segnale? Qualche mano pesante sulle banche, ad esempio. Sulla loro resistenza ad offrire credito tanto per dirne una. E come non aspettarsi un segnale positivo sulle assicurazioni? Ed invece vedo liberalizzazioni annunciate e poi minimizzate da modifiche e limitazioni, l'asta sulle frequenze TV rinviata a chissà quando e la discussione sul lavoro mantenuta in un clima di nebbia profonda. Ma non era quello precedente il governo degli annunci roboanti che cadevano presto nel dimenticatoio? Nel cambio tra il berlusconismo e il "montismo" l'Italia ci avrà guadagnato un poco nella dignità dell'immagine all'estero ma non mi pare che ci stia guadagnando molto nel risollevare coloro che hanno meno da una condizione di precarietà ed incertezza.

martedì 3 gennaio 2012

Elvira Dones

Elvira Dones è una giornalista albanese che ha fatto dell'italiano la sua lingua elettiva anche se vive negli Stati Uniti. Leggere i libri di Elvira Dones significa inoltrarsi nella descrizione impietosa e senza sconti della crudeltà umana. In particolare significa sentirsi sbattere in faccia la violenza compiaciuta degli uomini sulle donne siano essi gli albanesi che violentavano le giovani connazionali per sbatterle sui marciapiedi d'Italia prima e dell'Europa poi oppure i serbi della pulizia etnica nel Kossovo.
"Sole bruciato" ti lascia con lo sgomento di una realtà a cui vorresti non credere ma soprattutto, se sei un uomo "vero" - non un maiale schiavo degli istinti primordiali - ti fa provare ribrezzo di te stesso al solo pensiero di incrementare il mercato del sesso da cui traggono benessere i magnaccia albanesi e di ogni altra nazione. E' difficile riuscire ad esprimere quello che si prova leggendo le pagine dei libri della Dones e allora vi metto un paio di link così potete - se volete - avere un "assaggio" di quelle pagine ma attenzione: se avete lo stomaco debole lasciate perdere.
http://www.elviradones.com/italiano/sole-bruciato/
Però, se avete superato indenni la lettura di questi pochi brani, potete immergervi in un altro incubo fin troppo vero, fin troppo storicamente documentato: "Piccola guerra perfetta".
Arrivati alla fine penserete che solo una mente malata può avere inventato scene del genere di quelle descritte dalla Dones, salvo poi dovervi ricredere e capire che è solo cronaca messa in forma di romanzo per documentare la "pulizia etnica" perpetrata dai serbi nel Kossovo. Una specialità, quella della pulizia etnica, nella quale i serbi si sono saputi distinguere in Bosnia prima ancora che a Pristina.
E ad uno come me, alla fine di una lettura del genere, viene da chiedere quale Dio perverso può avere pensato di creare un mondo nel quale accadono simili misfatti. Anzi, davanti ad un mondo che genera mostri così compiaciuti della loro stessa mostruosità, mi posso solo augurare che non esista un Dio perchè, se davvero esistesse ed avesse creato questi mostri, allora dovrebbe essere lui, quel Dio, il primo a bruciare nell'inferno per l'eternità.

p.s. Quando il nostro ineffabile ex premier in un incontro con Berisha - presidente albanese - chiese di infittire i controlli sulla emigrazione verso l'Italia, con il suo solito sorriso aggiunse "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".
La Dones scrisse allora una lettera aperta che ancor oggi ha un valore indiscutibile:
http://maipiusole.blogspot.com/2010/02/la-lettra-di-elvira-donessignor.html

martedì 27 dicembre 2011

Comunista ?

C'è chi mi ha etichettato comunista con un sorriso bonario e chi invece mi considera ferocemente tale e quindi, di tanto in tanto, ripenso a me stesso e mi chiedo se davvero io lo sia. E mi torna in mente la vecchia canzone di Gaber con un testo lunghissimo ma così condivisibile:
Se ero comunista? Mah? In che senso? No voglio dire…
qualcuno era comunista perché era nato in Emilia - La Romagna credo vada bene lo stesso
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il "Paradiso Terrestre". Ecco, questo mai
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica. Ecco, questo forse sì
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona. Come manca uno come lui alla politica italiana (pardon .. alla sgangherata sinistra italiana)
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
E qui ci metto la firma
Qualcuno era comunista perché guardava sempre RAI TRE. Forse sì .. ma cosa si può guardare in alternativa senza pensare di essersi bevuti il cervello?
Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Deprimente doverlo ammettere ma è la verità
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.

Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera. Non credo ci sia bisogno di commentare
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana. Forse sono la stessa cosa
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
E quando desideravo una morale diversa da quella democristiana degli Andreotti, Forlani, DeMita ecc. non immaginavo che saremmo precipitati nella morale puttanesca di Berlusconi & Co.


Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani "ipotetici". E ora? Anche ora ci si sente come in due, da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si é rattrappito. E resta solo la tristezza e a volte la rabbia ma soprattutto la paura di pensare a cosa ha in serbo il domani per il mio nipotino

E sono sicuramente comunista quando penso che il salario massimo per un dirigente (sia esso politico, industrile o finanziario) non dovrebbe essere mai superiore di dieci volte quello di un operaio.

Sono sicuramente comunista quando penso che la scuola dovrebbe essere statale e gratuita almeno fino a sedici anni

Sono sicuramente comunista quando penso che è molto più immorale che tanti bambini muoiano di fame piuttosto che due uomini si bacino appassionatamente o due donne vogliano costruire insieme un legame familiare.

Sono sicuramente comunista quando penso che solo in Italia la chiesa può permettersi di dare consigli su come e chi votare, può permettersi di parlare di dignità della vita ma rifiutarsi di condannare come meritano quei preti che violano la vita di tanti innocenti.

Sono sicuramente comunista quando penso che prima di considerare un crimine l'immigrazione clandestina si dovrebbero mettere in galera gli sfruttatori di quella immigrazione, coloro che li schiavizzano nei campi, nelle officine e nelle piccole imprese.

giovedì 15 dicembre 2011

Sempre meno memoria

I leghisti che fanno casino in parlamento non sono una novità ma che ci sia ancora qualcuno che li apprezza significa proprio che, almeno un 6% degli italiani (prevalentemente posizionati al nord) si sono bevuti il cervello, forse inquinato dalle acque dei tanti affluenti del Po che si portano dietro un discreto inquinamento. Come si fa a dimenticare che questi signori hanno governato per otto anni negli ultimi dieci? Che hanno avvallato lo stallo del parlamento per tutti questi anni, impegnati a sostenerte Berlusconi nella sua lotta per tenersi il suo impero contro i magistrati mentre l'economia andava a puttana? Che sbraitano su Roma ladrona e non battono ciglio sui 13.000 euro ad un incapace che non è riuscito a prendere un diploma nemmeno pagando i diplomifici? Che trovano normalissimo che la Gelmini elargisca 800.000 euro sottratti alla scuola pubblica per fare un favore alla signora Bossi? Scrivono sui cartelli "Basta tasse". Adesso? Adesso lo scrivono? E dove erano quando la pressione fiscale saliva sopra il 45%. Dove erano loro quando Sacconi permetteva a Marchionne - con l'aiuto di Bonanni e Angeletti - di massacrare i lavoratori FIAT e di spostare l'industria italiana negli USA per ripagare i prestiti di Obama? Quanto è servita la Lega agli operai del Nord? Quanto è servita la Lega ai piccoli imprenditori del Nord? Forse qualcuno, in queste categorie, si sta accorgendo che è stato preso per il culo dai fazzoletti verdi. Forse è per questo che il partito con gli elettori dal più basso livello culturale della nazione sta mettendo su questo casino: per nascondere il fatto che dei "nordisti" non gliene frega nulla. Molto più importante salvarsi il culo sulla poltrona.

giovedì 1 dicembre 2011

Sconfiggere il tempo

Sì, lo so che non è possibile, che è utopia, che è una pia illusione. Il tempo non lo si sconfigge. Non si arresta il suo lento scorrere ed il suo incidere sul nostro corpo e sulla nostra mente. Però, a volte, può capitare qualcosa che ti fa sentire improvvisamente più giovane, qualcosa che ti dà una carica rinnovata e ti ritrovi con mille pensieri in testa. E vorresti che il tempo fosse un qualcosa di fisico, vorresti che fosse un altro uomo, un altro te stesso, uno al quale sbattere in faccia quel tuo piccolo successo, quella tua grande soddisfazione che fa sì che adesso gli anni che hai addosso ti sembrino un po' di meno anzi, molti di meno. E come si fa a non sentirsi addosso questa piacevole euforia quando, a quasi settant'anni, una casa editrice decide che un tuo romanzo vale la pena di essere pubblicato, che per la prima volta ci sarà in libreria un libro "vero" con il tuo nome sulla copertina?
Sì, lo so che di romanzi se ne pubblicano fin troppi e che probabilmente di copie se ne venderanno ben poche a paragone dei best sellers ma il fatto che qualcuno abbia deciso di investire una cifra, anche se piccola, sulle tue potenzialità può avere un solo effetto: il tempo sotto forma di altro uomo, di altro te stesso, per il momento è andato ko e tu ti senti improvvisamente più leggero senza tutto il peso dei tuoi anni sulle spalle.

martedì 29 novembre 2011

I mostri telegenici

Michele Misseri, l'uomo (uomo?) che si è autoaccusato dell'omicidio di Sarah Scazzi (e poi ha smentito e poi si è di nuovo accusato e poi ha smentito e poi ....) è stato ospitato - dietro lauto compenso - in una trasmissione di Canale 5. Immagino che il livello di audience sia stato altissimo. E mi chiedo: quanti siamo rimasti a renderci conto che questi maledetti che gestiscono le televisioni stanno portando una nazione ad un abbrutimento morale difficilmente riscontrabile altrove? Quanti siamo rimasti a non accettare che la realtà italiana sia quella rappresentata dai partecipanti ai vari "Grande fratello" o "Isola dei famosi" o cazzate televisive dello stesso genere. Guardo le televisioni degli altri paesi europei e ci trovo gli stessi reality show, gli stessi quiz o gli stessi serials ma ci trovo anche concerti di musica clasica, film d'autore e film idioti, dibattiti politici dove non si urla, documentari e programmi culturali. Insomma una scelta possibile per chi non ne può più dei plastici della scena del delitto, della lacrima facile di chiunque, dell'assassino di turno che viene quasi esaltato o quanto meno trasformato in vittima. E mi monta dentro una rabbia sorda e mi piacerebbe andare alla finestra e cominciare ad urlare come nel fil "Quarto potere". Ma mi rendo conto che, a differenza di quel film, sarebbero ben pochi quelli che seguirebbero il mio esempio perchè mi pare proprio che le TV monopolizzate da quella vittima dei magistrati che l'Italia ha eletto a grande simbolo, hanno narcotizzato a dovere la larga parte di questo paese.

mercoledì 16 novembre 2011

E la RAI?

Adesso che non c'è più un totem da adorare giornalmente, adesso che si è costituito un governo dove mancano in modo clamoroso battone travestite da ministre, arroganti vendicativi travestiti da esperti e incapaci travestiti da intelligenti, potremo avere dei TG che non ci propinino come notizione imperdibili l'ultima inchiesta sui gusti mangerecci degli islandesi o sulle sfilate di moda canina nel Liechtestein? Potremo tornare a telegiornali che non ci spaccino propaganda per informazione? Potremo magari tornare anche a dibattiti politici nei quali non ci sia l'esigenza di urlare più forte di quello che abbiamo di fronte? E magari potremo anche avere una dirigenza RAI che non butti nel cesso milioni di euro di pubblicità pur di togliersi il fastidio d trasmissioni un pochino scomode per il piccolo dittatorello?

sabato 5 novembre 2011

Stancarsi

Arrivano, a volte nella vita, momenti in cui ci si sente stanchi di tutto, momenti in cui ci si chiede se davvero vale la pena di lottare per un futuro incerto. E certi momenti arrivano ancor più spesso e li si avverte ancor più pesanti quando gli anni cominciano ad avere un loro fardello. Arrivi in prossimità dei settanta, ti guardi indietro e ti chiedi se davvero hai fatto tutto quello che potevi. E ovviamente la risposta è no, o perlomeno, non del tutto. Perchè se davvero tu avessi fatto l'impossibile, se davvero tu avessi analizzato freddamente il mondo che ti circondava - e ti circonda tuttora - se davvero tu fossi riuscito a mantenere la giusta freddezza ed il giusto cinismo, adesso tuo figlio non dorebbe dibattersi nella morsa del mutuo per avere la sua casa, nelle arrabbiature di un lavoro iniziato per convinzione e continuato per dovere, nelle difficoltà di tirare su un figlio piccolo in questo mondo che sta ripiegandosi su se stesso verso un ritorno ai privilegi del ricco e allo sfruttamento del povero. E se non ti arrivasse addosso questa stanchezza - più mentale che fisica - sicuramente da qualche parte la troveresti la forza di essere davvero te stesso, di rispettare le tue idee e mandare affanculo chi sta dalla parte del padrone, dalla parte di quello che sta sputtanando la tua terra, che sta distruggendo la cultura della tua terra, dalla parte di coloro che hanno la sfacciataggine di dire pubblicamente che fanno fatica a tirare avanti con un mensile che è 30 volte la pensione di quelli che fanno fatica a sopravvivere. Da qualche parte la troveresti la forza di mandare affanculo pubblicamente, anche per strada, anche in qualche posto affollato - specialmente in qualche posto affollato - chiunque stia ancora dalla parte degli "eletti dal popolo", quegli eletti che il popolo non ha mai votato individualmente. Da qualche parte bisognerebbe trovarla, la forza di mandarli affanculo, loro ed i loro sostenitori, anche se fra i loro sostenitori ci sono parenti ed amici perchè questi parenti ed amici contribuiscono al male del nostro paese e non è giusto continuare a permetterglielo. Bisognerebbe trovarla questa forza, la forza di superare la stanchezza che in certi giorni ti arriva addosso.

venerdì 21 ottobre 2011

Chi è il vigliacco ?

Mi piacerebbe che qualcuno di quel migliaio di violenti che si sono divertiti a sfogare la loro voglia di violenza, rovinando la manifestazione del 15 ottobre a Roma leggesse queste poche righe e soprattuto questa domanda: chi è il vigliacco?
- E' più vigliacco il padre di famiglia che giornalmente si fa il culo per riuscire a mantenere i suoi, quello stesso padre che magari ha portato con sè i suoi figli alla manifestazione per far fare anche a loro un esercizio di democrazia o quello che protetto dal gruppo, dall'anonimato, dall'assuefazione alla violenza dà fuoco ad un'auto?
- E' più vigliacco chi crede nella non violenza e sacrifica un sabato per poter mostrare il suo dissenso da questa classe politica di magnaccia o quello che approfitta della folla e vi si nasconde per sfuggire alla polizia dopo aver lanciato di tutto e magari contribuito a ferire qualche poliziotto?
Se voi, finti o veri black block, ultras idioti trasferiti per un pomeriggio dallo stadio al centro cittadino, ragazzini annoiati in cerca di emozioni "vere" volevate mostrare il vostro coraggio, avreste dovuto dare l'assalto al blocco compatto che proteggeva i palazzi degli sfruttatori di questo paese. Lì avreste potuto avere un momento di sostegno, almeno simbolico, da parte degli altri, dei dimostranti pacifici . Ma dare l'assalto a quel blocco, scontrarsi davvero con i protettori dei magnaccia era una cosa rischiosa. Meglio, molto meglio evitare la figuraccia. Immagino sarete contenti. Avete perfino avuto modo di gloriarvi della vostra bella impresa su un paio di siti internet. Che bravi! Encomiabili quasi quanto i brigatisti che nei sanguinari anni '70 colpivano più a sinistra, fra coloro che erano colpevoli di stare dalla parte degli operai e dei poveri, coloro che erano colpevoli di farlo in modo "democratico". Encomiabili come coloro che uccisero Moro, il politico che stava provando a percorrere una strada di pacificazione di questa misera nazione. Troppo difficile per quelli degli anni '70 colpire i veri nemici: gli Andreotti e i KoSSiga. Molto più facile prendersela con Moro o con i Walter Tobagi e quelli come lui che erano armati solo della loro penna e non di una mitraglietta. I brigatisti di allora non erano "compagni che avevano sbagliato", erano gente che stravolgeva la giustezza degli ideali piegandoli alla loro incapacità di accettare un processo democratico. Voi siete ancora peggio perchè non avete neppure la giustificazione di un ideale: avete solo l'idiozia della violenza per la violenza.