Arrivano, a volte nella vita, momenti in cui ci si sente stanchi di tutto, momenti in cui ci si chiede se davvero vale la pena di lottare per un futuro incerto. E certi momenti arrivano ancor più spesso e li si avverte ancor più pesanti quando gli anni cominciano ad avere un loro fardello. Arrivi in prossimità dei settanta, ti guardi indietro e ti chiedi se davvero hai fatto tutto quello che potevi. E ovviamente la risposta è no, o perlomeno, non del tutto. Perchè se davvero tu avessi fatto l'impossibile, se davvero tu avessi analizzato freddamente il mondo che ti circondava - e ti circonda tuttora - se davvero tu fossi riuscito a mantenere la giusta freddezza ed il giusto cinismo, adesso tuo figlio non dorebbe dibattersi nella morsa del mutuo per avere la sua casa, nelle arrabbiature di un lavoro iniziato per convinzione e continuato per dovere, nelle difficoltà di tirare su un figlio piccolo in questo mondo che sta ripiegandosi su se stesso verso un ritorno ai privilegi del ricco e allo sfruttamento del povero. E se non ti arrivasse addosso questa stanchezza - più mentale che fisica - sicuramente da qualche parte la troveresti la forza di essere davvero te stesso, di rispettare le tue idee e mandare affanculo chi sta dalla parte del padrone, dalla parte di quello che sta sputtanando la tua terra, che sta distruggendo la cultura della tua terra, dalla parte di coloro che hanno la sfacciataggine di dire pubblicamente che fanno fatica a tirare avanti con un mensile che è 30 volte la pensione di quelli che fanno fatica a sopravvivere. Da qualche parte la troveresti la forza di mandare affanculo pubblicamente, anche per strada, anche in qualche posto affollato - specialmente in qualche posto affollato - chiunque stia ancora dalla parte degli "eletti dal popolo", quegli eletti che il popolo non ha mai votato individualmente. Da qualche parte bisognerebbe trovarla, la forza di mandarli affanculo, loro ed i loro sostenitori, anche se fra i loro sostenitori ci sono parenti ed amici perchè questi parenti ed amici contribuiscono al male del nostro paese e non è giusto continuare a permetterglielo. Bisognerebbe trovarla questa forza, la forza di superare la stanchezza che in certi giorni ti arriva addosso.
Pensieri sparsi e a volte confusi di un motociclista spesso solitario. Scattered thoughts, sometimes confused of a biker often riding alone
sabato 5 novembre 2011
venerdì 21 ottobre 2011
Chi è il vigliacco ?
Mi piacerebbe che qualcuno di quel migliaio di violenti che si sono divertiti a sfogare la loro voglia di violenza, rovinando la manifestazione del 15 ottobre a Roma leggesse queste poche righe e soprattuto questa domanda: chi è il vigliacco?
- E' più vigliacco il padre di famiglia che giornalmente si fa il culo per riuscire a mantenere i suoi, quello stesso padre che magari ha portato con sè i suoi figli alla manifestazione per far fare anche a loro un esercizio di democrazia o quello che protetto dal gruppo, dall'anonimato, dall'assuefazione alla violenza dà fuoco ad un'auto?
- E' più vigliacco chi crede nella non violenza e sacrifica un sabato per poter mostrare il suo dissenso da questa classe politica di magnaccia o quello che approfitta della folla e vi si nasconde per sfuggire alla polizia dopo aver lanciato di tutto e magari contribuito a ferire qualche poliziotto?
Se voi, finti o veri black block, ultras idioti trasferiti per un pomeriggio dallo stadio al centro cittadino, ragazzini annoiati in cerca di emozioni "vere" volevate mostrare il vostro coraggio, avreste dovuto dare l'assalto al blocco compatto che proteggeva i palazzi degli sfruttatori di questo paese. Lì avreste potuto avere un momento di sostegno, almeno simbolico, da parte degli altri, dei dimostranti pacifici . Ma dare l'assalto a quel blocco, scontrarsi davvero con i protettori dei magnaccia era una cosa rischiosa. Meglio, molto meglio evitare la figuraccia. Immagino sarete contenti. Avete perfino avuto modo di gloriarvi della vostra bella impresa su un paio di siti internet. Che bravi! Encomiabili quasi quanto i brigatisti che nei sanguinari anni '70 colpivano più a sinistra, fra coloro che erano colpevoli di stare dalla parte degli operai e dei poveri, coloro che erano colpevoli di farlo in modo "democratico". Encomiabili come coloro che uccisero Moro, il politico che stava provando a percorrere una strada di pacificazione di questa misera nazione. Troppo difficile per quelli degli anni '70 colpire i veri nemici: gli Andreotti e i KoSSiga. Molto più facile prendersela con Moro o con i Walter Tobagi e quelli come lui che erano armati solo della loro penna e non di una mitraglietta. I brigatisti di allora non erano "compagni che avevano sbagliato", erano gente che stravolgeva la giustezza degli ideali piegandoli alla loro incapacità di accettare un processo democratico. Voi siete ancora peggio perchè non avete neppure la giustificazione di un ideale: avete solo l'idiozia della violenza per la violenza.
- E' più vigliacco il padre di famiglia che giornalmente si fa il culo per riuscire a mantenere i suoi, quello stesso padre che magari ha portato con sè i suoi figli alla manifestazione per far fare anche a loro un esercizio di democrazia o quello che protetto dal gruppo, dall'anonimato, dall'assuefazione alla violenza dà fuoco ad un'auto?
- E' più vigliacco chi crede nella non violenza e sacrifica un sabato per poter mostrare il suo dissenso da questa classe politica di magnaccia o quello che approfitta della folla e vi si nasconde per sfuggire alla polizia dopo aver lanciato di tutto e magari contribuito a ferire qualche poliziotto?
Se voi, finti o veri black block, ultras idioti trasferiti per un pomeriggio dallo stadio al centro cittadino, ragazzini annoiati in cerca di emozioni "vere" volevate mostrare il vostro coraggio, avreste dovuto dare l'assalto al blocco compatto che proteggeva i palazzi degli sfruttatori di questo paese. Lì avreste potuto avere un momento di sostegno, almeno simbolico, da parte degli altri, dei dimostranti pacifici . Ma dare l'assalto a quel blocco, scontrarsi davvero con i protettori dei magnaccia era una cosa rischiosa. Meglio, molto meglio evitare la figuraccia. Immagino sarete contenti. Avete perfino avuto modo di gloriarvi della vostra bella impresa su un paio di siti internet. Che bravi! Encomiabili quasi quanto i brigatisti che nei sanguinari anni '70 colpivano più a sinistra, fra coloro che erano colpevoli di stare dalla parte degli operai e dei poveri, coloro che erano colpevoli di farlo in modo "democratico". Encomiabili come coloro che uccisero Moro, il politico che stava provando a percorrere una strada di pacificazione di questa misera nazione. Troppo difficile per quelli degli anni '70 colpire i veri nemici: gli Andreotti e i KoSSiga. Molto più facile prendersela con Moro o con i Walter Tobagi e quelli come lui che erano armati solo della loro penna e non di una mitraglietta. I brigatisti di allora non erano "compagni che avevano sbagliato", erano gente che stravolgeva la giustezza degli ideali piegandoli alla loro incapacità di accettare un processo democratico. Voi siete ancora peggio perchè non avete neppure la giustificazione di un ideale: avete solo l'idiozia della violenza per la violenza.
giovedì 29 settembre 2011
Television: sleepeing pill for the mind
And lately, the moment we switch our tv on, what we get is a rather limited choice: cooking programmes with well known and wannabe gourmets, old and young people telling their sad stories accompanied by lots of tears (apparently tears on tv are very popular), politicians who shout at each other so that nobody will understand the nothing that's in their ideas ..... and sports lots of sports. Actually, football (soccer) lots of football. Hours and hours devoted to review tens of times the same few seconds of a match. And matches spread to cover every single day of the week. Anyone watching our tv would think that there's only one sport practiced in Italy: football! Who cares if an italan athlete or team gains a gold medal in some forgotten world competition of (just to say one) fencing or marathon. Who cares for athletes who haven't got a famopus sponsor? Who cares to celebrate an athlete who's spent time and energies (and probably some of his/her own money) to reach a gold medal in a world competition? If she/he hasn't got a rich sponsor then that means she/he is practicing a sport that doesn't deserve consideration.
And the torpor of the mind is so widespread that many of us don't even realize that there're so many commentators on the media who everyday try to convince us that trusting the future of our country to a whore is something quite right. That if a phone tappin discloses a crime, it's the tapper not the criminal that should be prosecuted. That a mafia boss who refuses to confess is a hero. That a politician who's acting in favour of a mafia boss but is also a sustain for the government can't be taken to court. That a politician who gets 140,000 euros a year is in his full right to declare himself almost a pauper, forgetting that someone in this country is expected to survive with 5,000 euros a year. This is a country where the media (television first) have killed the capacity of getting indignant for the injustice, for the abjection, for the arrogance of those who rule it. There are still those who survive to this wave of torpor but it seems the rulers of this country are working at a law that will put them to rest soon. This goverment had promised innovation, enterprise and information. At the moment what we've got is enterprises shutting down, ignorance and misinformation.
mercoledì 28 settembre 2011
La TV sonnifero della mente
Politica, sport e cucina. Un tempo la Tv offriva (anche) teatro, musica classica, cultura, conoscenza. Poi qualcuno si deve essere accorto che erano cose che mantenevano l'intelligenza attiva e ha deciso di staccare la spina. E da qualche anno in qua, se accendiamo la Tv ci troviamo davanti a ben poche alternative: programmi con grandi cuochi o famosetti aspiranti a passare per tali, vecchi e giovani che raccontano le loro vite abbondantemente corredate da lacrime e commozione, politici che si urlano addosso per nascondere il nulla e sport, tanto sport. Anzi, no. Mi correggo: calcio, tanto calcio. Ore e ore passate a rivedere decine di volte la stessa azione, ore ed ore passate a discutere sui centimetri che fanno o non fanno un fuorigioco, ore e ore ad esaltare il "tocco delizioso" di uno strapagato mito calcistico. In compenso pochi secondi per dare conto di una vittoria mondiale di qualche atleta "vero" che fatica e si sacrifica nella pratica di uno sport vero, per il quale magari si spende di tasca propria pur di praticarlo. Il torpore della mente è così generalizzato che non ci si rende neppure conto che fior di opinionisti stanno cercando, ogni giorno, di convincerci che affidare le sorti del nostro paese alla prima puttana di passaggio è cosa buona e giusta. Che se una intercettazione telefonica ci dimostra che qualcuno ha commesso un reato, non ci si deve indignare contro il colpevole del reato ma contro chi ha permesso che si venisse a sapere. Che se un mafioso si rifiuta di fare i nomi dei complici è un eroe. Che se un politico in odore di mafia è amico del mafioso ma contribuisce a tenere in piedi un governo, allora si deve far di tutto per evitare che venga condannato. Che se un politico si dichiara povero visto che percepisce SOLO 140.000 euro all'anno va capito e non si può, anzi non si deve considerarlo un privilegiato anche se ci sono anziani non ce la fanno a vivere con i 400 euro al mese di pensione, o amiglie che non riescono a sopravvivere con 1.000 euro al mese. Questo è un paese in cui la televisione ha ucciso la capacità di indignarsi per le ingiustizie, per le infamità per l'arroganza di chi lo governa. Alcuni si salvano grazie ad internet ma pare che presto riusciranno a fermare anche loro. Il governo delle tre I (internet, inglese, impresa) otterrà finalmente un paese delle tre I: impunità, ignoranza,indifferenza.
lunedì 19 settembre 2011
L'orgoglio di una novantenne
L'ho detto spesso: farsi Rimini-Milano in moto in autostrada è una noia mortale. Per fortuna ho la musica nelle orecchie. Oggi (sabato 17 settembre 2011) ho deciso che, al posto dei Deep Purple e Led Zeppelin e soci, mi farò accompagnare da Tchaikowsky, Mozart, Brahms e un po' di Behethoven. Niente Strauss: non è consigliabile ondeggiare a ritmo di valzer viennese sulla A1!
Finalmente sono sulla superstrada per Lecco e già si capisce che più in su, in quella cittadina di 10.000 abitanti sul lago di Como che i guzzisti riconoscono come mamma della loro passione, ci sarà un bello spettacolo. Mi fermo a fare benzina poco prima di Lecco e scambio qualche saluto con gli altri "figli dell'aquila" che stanno facendo il pieno. La cassiera ci guarda perplessa. Sarebbe meglio dire guarda perplessa i logo della Moto Guzzi che tutti portiamo sulle nostre giacche e si vede che ha una curiosità da soddisfare: "Ma voi della Guzzi vi siete dati appuntamento tutti oggi? E' da questa mattina che ne continuano a passare!" Le spieghiamo che oggi non è questione di appuntamento, oggi è un compleanno importante: 90 anni di moto, novanta anni di successi, di cadute, di minacce di chiusura, di rinascite. 90 anni nonostante i DeTomaso, nonostante le voglie edilizie di Ivano Beggio (ex patron Aprilia) e nonostante la voglia di delocalizzazione di Colaninno. La vecchia fabbrica di Mandello è ancora lì anche grazie a migliaia di innamorati della Guzzi che si sono dati appuntamento poco tempo fa per il "Moto di protesta" che ha contribuito a far cambiare idea al "signor Piaggio".
Esco dalla superstrada e mi devo fermare. Solo per poco. Le auto dovranno fermarsi molto più a lungo. La strada è stretta ma i guzzisti riescono a farsi un po' di spazio e ad avanzare fino alla meta. Arrivo nel parco cittadino e per fortuna gli amici del Moto Guzzi World Club di Rimini sono venuti qui il giovedì ed hanno montato le due tende da otto posti tenendo anche un po' di spazio per chi veniva con la propria tenda. Nel pomeriggio non ci sarà più un metro quadrato di verde a disposizione. Ho visto mettere le tende sul ciglio delle strade, sulla ghiaia della riva del lago, moto parcheggiate sul sagrato di una chiesa o in cortili gentilmente forniti dagli abitanti del posto.
Verso sera sapremo di essere più di ventimila. L'atmosfera ha un solo denominatore comune: il sorriso. E gli italiani si sentono nel cuore l'orgoglio di vedere il tricolore (altro che il sole padano , IL VERDE COL BIANCO E COL ROSSO) portato addosso da migliaia di francesi, tedeschi, austriaci e persino australiani e americani. E ti senti addosso la voglia di ringraziare una trentacinquenne finlandese che è venuta da Tampere sulla sua Nevada 750 per rendere omaggio a questa aquila novantenne e l'australiano che ha il casco dipinto in tricolore con l'aquila sul retro e sul rosso la sagoma della sua terra. E la pioggia ci prova a smorzare l'entusiasmo ma non c'è niente da fare: siamo qui per far festa e non ce la faremo scappare. A mezzanotte le ultime note del rock dal palco si spengono ma non si spegne la voglia di stare insieme e sarà dura dormire fino quasi all'alba. E il risveglio è sotto una pioggia battente ma chissenefrega! E' stata una celebrazione come doveva essere e speriamo davvero che mister Colaninno abbia capito che la passione può far dimenticare anche le tecnologie esasperate made in Japan. Riprendo la strada sotto il diluvio ma non sono solo: in pratica è un'unica colonna di Guzzi che scende da Lecco verso Milano e nessuno si preoccupa se ci vorrà un'ora in più, nessuno sente il desiderio di mostrare agli altri che "lui ha più manico". E' un altro modo di sentirsi insieme, anche se non siamo seduti ad un tavolo con una birra davanti. E' un altro modo di sapere che condividiamo uno spirito "diverso": l'orgoglio per una tradizione, il piacere di andare dappertutto senza la frenesia della corsa ma col piacere delle "good vibrations" trasmesse dal bicilindrico dell'aquila.
lunedì 12 settembre 2011
Il telefonino selvaggio
Ho da tempo accettato l'idea che, con l'avanzare dell'età si diventa più insofferenti e brontoloni. E che la nostra pazienza sembra aver ristretto le sue capacità. Però ci sono occasioni in cui non ce la facio proprio ad essere tranquillo e paziente. Una di queste occasioni mi è capitata ieri sera (11 settembre 2011) ad un concerto di musica classica. Fondamentalmente mi considero un rockettaro ma non disdegno un buon concerto di classica se ne ho l'occasione. Ho sempre pensato che la classica abbia una sua sacralità che va rispettata. Se gli orchestrali sono tradizionalmente in completo scuro camicia bianca e cravatta scura (gli uomini) e in abito lungo o quanto meno semielegante (le donne) mi sembra logico che anche il pubblico dovrebbe indossare un abbigliamento di conseguenza. Pare però che negli ultimi tempi la cosa non sia poi tanto condivisa se mi è capitato di incrociare uomini attorno alla quarantina in bermuda e ventenni con jeans sdruciti e cappelletto stile baseball USA. Vabbè, chiudiamo un occhio! Ma dover sopportare per tutta la durata del concerto il lampeggiare di un telefonino o di un blackberry, mi dispiace ma proprio non lo sopporto. E mi sono trattenuto dal comunicare alle due persone telefoninodipendenti quello che pensavo di loro solo perchè ero in posizione abbastanza defilata rispetto a loro. Ma posso benissimo immaginare il fastidio di coloro che stavano a fianco o immediatamente dietro. Onestamente mi piacerebbe sentire dalla viva voce di queste due persone che tipo di piacere abbiano potuto trarre da una esecuzione piacevolissima della sinfonia n° 4 di Tchaikowsky se la loro attenzione era concentrata sul quadrante del maledetto apparecchietto. Badate che non sono un oppositore della evoluzione comunicativa ma penso che comportamenti del genere siano più lo specchio di una involuzione mentale.
giovedì 4 agosto 2011
La fortuna è cieca ...
ma la sfiga (antico detto) ci vede benissimo. Sabato scorso partenza di buon mattino per andare ad un raduno motociclistico vicino a Graz (Austria). Si prevede tempo incerto ma rock bollente e birra all'altezza della folla. La Romea alle 7 del mattino non è ancora intasata di vacanzieri e l'asfalto è stato rifatto da poco in molti punti per cui tutto procede bene fino a Venezia. Dall'uscita del passante di Mestre fino alla biforcazione dell'autostrada fra Udine e Trieste la mente ritorna a Bladerunner e alla famosa "ho visto cose che voi umani ...." Code infinite, tutti fermi, gente che è fuori dalle auto e guarda avanti come se si riuscisse a vedere un novello Mosè che apra la strada nel mare di traffico. In pochi minuti mi trovo insieme ad altri motociclisti a ricavarmi una corsia supplementare nel mezzo delle due file di auto ferme e bene o male riusciamo ad avanzare fino a trovare, finalmente, la strada libera. Passo Tarvisio e, come avevo giustamente calcolato, la lucina della riserva comincia ad occhieggiare: ne ho a sufficienza per raggiungere il primo distributore in territorio austriaco dove la benzina costa meno. Infatti faccio il pieno risparmiando un paio di euro e riparto. Percorro un paio di chilometri ed il motore comincia a dare problemi, in quinta non riesce ad andare oltre i 100 km/h. Procedo comunque sperando che sia solo un momentaneo problema di carburazione ma dopo un centinaio di chilometri, quando ormai la meta è solo ad una trentina di minuti di distanza, decido di fermarmi a rabboccare il serbatoio. E a quel punto la moto non ne vuole più sapere di ripartire. Provo di tutto, compresa una telefonata al mio amico meccanico Guzzi e su suo suggerimento smonto il serbatoio ed estraggo pompa e filtro benzina. Ripulisco a fondo e rimonto il tutto (e non è un laoretto facile). Niente da fare. L'addetto dell'area di servizio chiama il soccorso dell'Automobil Club Austriaco che arriva e prova a fare qualcosa senza successo. Proviamo anche a mettere in moto a spinta e in quel momento la sfiga decide di mettersi al lavoro con un po' più di impegno così mi ritrovo con la ruota posteriore forata. Chiamiamo un autosoccorso, mi porta la moto nel suo piazzale e trova il suo meccanico disponibile a lavorare di sabato. Smontiamo tutto ancora una volta. Alle 21 il ragazzo si arrende ma poi torna la domenica mattina mentre io passo la notte nel mio sacco a pelo in un furgone parcheggiato sul piazzale dell'autosoccorso, gentile concessione del titolare. La domenica mattina, esauriti tutti i tentativi decidiamo per la risorsa finale: svuotiamo il serbatoio e mettiamo benzina nuova. Miracolo!!! Il motore torna a girare alla perfezione. Il ragazzo mette due dita nel contenitore della benzina tolta dal mio serbatoio e scute la testa: c'è del gasolio mescolato alla benzina. Evidentemente qualcuno nell'area di servizio di Dreilaenderecke ha combinato qualche pasticcio. Me ne ritorno a casa incazzato nero nei confronti di Agip e allo stesso tempo chiedendo mille scuse alla mia moto per aver pensato che fosse un guasto suo ad avermi rovinato il fine settimana.
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